dispacci. michael herr

il 26 giugno si è spento il giornalista e scrittore michael herr. per mia grandissima ignoranza devo dire che fino ad allora non sapevo della sua esistenza né del libro incredibile che aveva scritto. lessi di lui il giorno della sua morte, sul quotidiano che acquistiamo ed il lungo articolo che lo riguardava mi incuriosì non poco, anche perchè descriveva il libro come il più oggettivo di quelli riguardanti, l’ancor oggi scabroso, argomento del vietnam e della fallimentare guerra intentata dall’america

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herr fu corrispondente in vietnam dal 1967 al 1969 e volle vivere la sua esperienza  con i soldati al fronte, certamente, come lui stesso dice, in modo privilegiato, perchè poteva permettersi di andare altrove qualora lo avesse desiderato e potuto, ma non restò nel famoso hotel continental a saigon a vedere la guerra da posto sicuro perchè ciò che cercò tutto quel tempo fu registrare la vera vita che subivano e agivano i soldati americani.

herr spietatamente racconta la manipolazione della stampa di “casa”, dei vertici politici e militari che continuavano a rassicurare la popolazione americana sulla sempre imminente vittoria finale o su battaglie agite e mai subite, nelle quali le perdite “collaterali” erano

sempre minime; tutto questo mentre i ragazzi, perchè di giovanissimi soprattutto si parla, vivevano il condizioni disperate e folli e morivano in quantità assurde.

i marines proprio perchè battaglioni d’assalto non potevano ripararsi nelle trincee perchè non sarebbe stato onorevole.

i corpi dei vietcong una volta finita una battaglia in modo vittorioso non venivano mai trovati sul campo perchè occultamente portati via dai superstiti, in modo da oggettivare la sensazione di lottare contro fantasmi che apparivano, improvvisamente, attraverso gallerie sotterranee ti si paravano davanti, senza alcun rumore, nella giungla.

herr però rivolta anche la medaglia: se i soldati americani vivevano in questa situazione folle, essi stessi perdevano il lume della ragione, diventando spietati ma soprattutto avulsi da se stessi, con gli occhi vuoti, così pregni della violenza che li circondava da non riuscire più a tenerla esterna a loro, ma rendendo le cose più tremende fossero come gioco…  come le fotografie atroci che si portavano nello zaino con i morti messi in posa, fino ad arrivare alla collana di orecchie vietcong.   vittime e carnefici sono contemporaneamente entrambi i contendenti

ci furono molti errori, molte aberrazioni e molte situazioni che crearono anche vere e profonde amicizie, collaborazioni tra uomini che vivevano lo stesso terribile momento

inutile negarlo, ci fù una tale quantità di adrenalina che innondò i soldati, alla quale null’altra emozione al mondo si potrà equiparare e che,  quindi, li risucchiò nell’inferno, indifferentemente tutti, anche gli inviati della stampa, come il bellissimo ed altrettanto bravo sean flynn, fotografo figlio di errold flynn, che nel 71 dopo essere rientrato in inghilterra decise, per ricercare ancora quelle sensazioni, di intrapprendere un viaggio in moto sul confine vietnam cambogia dove disparve e dieci anni dopo fu dichiarato ufficialmente morto.

dispacci fu considerato unanimamente il miglior libro sul vietnam ma egli faticò moltissimo per farlo pubblicare: troppo veritiero!

herr collaborò con francis ford coppola per la sceneggiatura di “apocalypse now” che prende molti spunti dal libro, quindi ancora con stanley kubrick per” full metal jacket”

un libro incredibile che si legge lentamente, perchè lentamente si riesce a capire, assorbire e vagliare tutto, ma questo non preclude l’impossibilità di lasciarlo fino all’ultima parola

 

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